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“Nulla dies sine linea”
(Plinio il Vecchio)

Scrivimi per conoscere la ricetta per friggere gustose parole croccanti

giulia@calamaifritti.it

Calamaifritti

Lente di ingrandimento su parole del dizionario inglese.

English to impress: è davvero indispensabile?

Lunch, low profile, deadline, call to action, custom made, industry, misunderstanding, confidential. Gli equivalenti in italiano sono andati in pensione?

Ho studiato lingue straniere all’università. Dovrei essere una sostenitrice delle parole straniere, soprattutto inglesi, usate nel linguaggio corrente. Eppure quando ricevo una mail dove mi si propone una conference call, un light lunch per parlare di un business plan o un meeting per pianificare le deadline, mi viene da sorridere.

Perché? Spesso si pensa (capita anche a me) che l’uso di parole straniere ti faccia apparire più focalizzato, competente e fico rispetto a chi esprime gli stessi concetti in italiano, per darsi un tono. Come se, per stare al passo con i tempi e impressionare il tuo interlocutore, dovessi usare per forza parole inglesi sfornate oltreoceano.

Le parole chiave del marketing.Marketing: in questo caso esiste l’equivalente in italiano? No. Il suffisso -ing in inglese ha la funzione di rendere l’azione, il movimento, trasformando un concetto e un nome in un verbo. Letteralmente “fare mercato”. In questo caso va bene così!

Se ricevi una mail del genere:

Ciao Giulia,

Ti scrivo per proporti un progetto che ti permetterà di entrare in touch con una realtà high profile. Per loro dovrai scrivere un copy (custom made, ovviamente) per la landing page di un nuovo brand che vogliono lanciare sul mercato a settembre. Ti anticipo già che organizzeremo un contest in abbinamento alla promo per coinvolgere il target.

Possiamo fissare una conference call via Skype o, se non hai deadline imminenti che ti inchiodano al pc, potremmo vederci per un coffee break in città.

Davvero non era possibile rendere gli stessi concetti nella nostra adorata lingua italiana?

Ti scrivo per proporti un progetto che ti permetterà di entrare in contatto con una realtà di alto profilo. Per loro dovrai scrivere un copy (su misura, ovviamente) per la landing page di un nuovo brand che vogliono lanciare sul mercato a settembre. Ti anticipo già che organizzeremo un concorso in abbinamento alla promo per coinvolgere il target.

Possiamo fissare una chiamata via Skype o, se non hai scadenze imminenti che ti inchiodano al pc, potremmo vederci per un caffè in città.

Scatole con bandiere americana e inglese e libri in lingua straniera.Ok, alcune parole inglesi sono ormai entrate nel linguaggio comune o sono difficilmente traducibili perché legate ormai ad un prodotto, come nel caso di landing page, ma ad altre preferisco sempre e comunque l’italiano. Non trattiamo male la nostra lingua, coccoliamola e accarezziamo le parole che troppo spesso dimentichiamo in un cassetto.

Nel 2015 Annamaria Testa, una delle pubblicitarie italiane più famose, ha lanciato la petizione #dilloinitaliano sulla piattaforma Change.org: “Una petizione per invitare il governo italiano, le amministrazioni pubbliche, i media, le imprese a parlare un po’ di più, per favore, in italiano”. Ha raccolto 68.624 firme a sostegno degli otto punti che invitano il Governo e le Amministrazioni ad usare termini italiani, dove possibile.

A volte ci concentriamo troppo sul suono delle nostre parole per impressionare il cliente, ma l’effetto che otteniamo è spesso un “la nostra azienda non è pronta, ci dispiace”. Abbiamo spaventato a morte il nostro futuro cliente. E se avessimo tenuto un profilo meno aggressivo, parlando ad esempio la sua lingua senza l’ansia da prestazione per impressionarlo?

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