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Inside Magritte: l’emotion exhibition per vivere il surrealismo

Cammino su pavimenti su cui scorre una pioggia di pipe e di ombrelli neri, mi siedo e mi lascio sovrastare da montagne che fluttuano su mari increspati, appoggio il mento tra le mani mentre la Gnossiennes 1-3 No. 1 di Erik Satíe mi invita a perdermi nell’occhio/cielo de Il falso specchio. Legate fuori la razionalità e perdete ogni contatto con la realtà per galleggiare nel sogno e nel surreale.

Inside Magritte: emotion exhibition | 9.10.18-10.02.19 | Milano, Fabbrica del Vapore

L'Impero delle Luci di MagritteLa prima stanza presenta una delle mie opere preferite di Magritte, riprodotta sull’intera parete di destra: L’Empire des Lumières. Ti aspetteresti un paesaggio notturno sotto un cielo assolato?

“Il titolo poetico non ha niente da insegnarci, ma deve sorprenderci e incantarci”
René Magritte

Nella seconda stanza le opere di Magritte passano dagli schermi di televisori appesi al muro, come fossero quadri reali. Leggendo alcune note sulla sua biografia scopro che lavorò anche come grafico pubblicitario fondando la sua agenzia di marketing, Studio Dongo, a Bruxelles nel 1930. Cosa pensa però Magritte della pubblicità emerge chiaramente da questa intervista del 1946:
«Qual è la cosa che odia di più?»
«Le arti decorative, il folklore, la voce degli speaker, l’aerodinamismo, l’odore della nafta… e la pubblicità!».

La Sala degli Specchi alla mostra di Magritte, MilanoUscendo dalla seconda stanza una musica ovattata invita ad accedere al terzo ambiente, la Sala degli Specchi, il cuore della mostra. Un luogo spazioso, dai soffitti alti e dall’ampio respiro. È qui che il caleidoscopio fa la magia. Rimago a bocca aperta e giro su me stessa per qualche minuto mentre la musica del pianoforte mi trascina con sé. Una trottola che cerca di catturare ogni singola immagine proiettata sulle pareti, sul pavimento, sulle persone che camminano calme, come ipnotizzate. Capisco perché l’hanno chiamata “emotion exhibition”: le opere sono tutte intorno a te. Ci entri dentro, ti emozionano, comunichi con loro e ti sembra di respirare fianco a fianco con Magritte. Al centro della stanza troneggia un cubo di specchi in cui entrare e perdere la percezione di te, del reale, delle leggi della fisica e di quel poco di razionale che ti è rimasto addosso.

Spostando una tenda pesante accedo all’ultima stanza dove trovo una sorpresa, un oggetto che non avevo mai provato: l’oculus. Lo staff mi invita a sedermi prima di indossarlo e capisco immediatamente il perché. Mi guardo le mani e non le trovo perché i miei occhi vedono le immagini nell’oculus e mi sento vacillare, come se stessi perdendo l’equilibrio. Sono in una stanza senza soffitto. Sul pavimento compare un occhio, lo fisso per qualche istante e il viaggio comincia: la porta si apre e inizio a fluttuare dentro una delle grandi sfere di Magritte. All’improvviso la sfera si chiude e rimango intrappolata, ma non per molto: ecco che entro in una caverna in cui l’ambiente è dominato da un’enorme pipa. Galleggio verso un’uscita e volo su un deserto dove vedo dall’alto i simboli delle opere del pittore surrealista: la sedia, la casa, l’uomo con la bombetta, la mela. Sognare ad occhi aperti. Non saprei come altro definire quest’esperienza 3D che mi ha anche causato non poca nausea verso la fine del filmato.

Cubo e specchi alla mostra di Magritte.

Un percorso che strappa gli steccati del senso e fa uscire dal tracciato della razionalità, che emoziona grazie allo stupore, agli accostamenti insensati eppure così lampanti e geniali.

Grazie a Daniele per avermi accompagnata e soprattutto gestita durante il manifestarsi della sindrome di Stendhal.

Giulia Di Placido

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